La dittatura degli algoritmi di Antonio Murzio e Chiara Spallino su La Voce e il Tempo di Domenica 27/09/2020 a pag. 19
27 Settembre 2020

L’algoritmo al potere nell’era digitale
Fanno parte della nostra quotidianità, anche se
non ne abbiamo una precisa consapevolezza: ci
controllano, ci guidano verso campi a noi congeniali
(secondo loro), prevedono le nostre iniziative
e tante altre cose ancora… Sono gli algoritmi.
Il termine deriva dal nome al-Khuwarizmi, del
matematico arabo Muḥammad ibn Mūsa (IX
secolo) e nel medioevo indicava i procedimenti
di calcolo numerico fondati sopra l’uso delle cifre
arabiche. Oggi, nel linguaggio dell’informatica,
è l’insieme di istruzioni che deve essere applicato
per eseguire un’elaborazione o risolvere un problema.
È sempre così semplice? Antonio Murzio
e Chiara Spallino, nel bel libro «La dittatura degli
algoritmi», ci aiutano a capire che in realtà la
soluzione del problema è in effetti attuata, ma i
vantaggi non stanno sempre dalla parte giusta.
Con un linguaggio accessibile anche ai non
addetti ai lavori, i due autori orientano il loro
discorso soprattutto in direzione di noi utenti
– spesso poco accorti – che ci serviamo della
Rete senza tener conto delle conseguenze,
soprattutto per quanto riguarda il
disinvolto utilizzo dei nostri dati personali.
Indicativo il titolo dell’ultimo
capitolo: «Non date le chiavi di casa a
tutti»… In pratica, molti di noi, quelli
che non hanno una preparazione profonda
sui meccanismi quasi alchemici
del software, c’è il rischio che siano
vittime dei tanti trabocchetti, dai più
innocui a quelli maggiormente devastanti,
celati nelle maglie del Web. Prendiamo,
per esempio, i cookies che in barba
al loro nome (biscotti) in realtà non ci addolciscono
la vita, ma al contrario la facilitano
a quanti sono lì pronti a offrirci prodotti, servizi
e tanto altro ancora, modulando le loro offerte
sulle nostre scelte e sui gusti che abbiamo lasciato
trapelare nel nostro pellegrinare tra i siti.
Nel libro si dedica anche un discreto spazio alla relazione
tra gli algoritmi e i social network: come è ben
noto, i secondi oggi occupano un ruolo rilevante
nella nostra società. Avvolgono infatti le esistenze
di tante persone, creando anche un sorta di dipendenza,
che in qualche caso assume connotazioni
patologiche. Un dato per tutti: in un anno, su Facebook,
sono stati caricati due miliardi e mezzo di
contenuti e cliccati due miliardi e settecento di like:
ogni giorno, a grandi linee, circa cinquecento terabyte
di nuovi dati… Sono numeri che non facciamo
fatica a trasformare in quantità, ma sono solo una
delle tante fonti che ogni giorno aggiungono nuovi
dati su Internet, rendendo sempre più intricata la
foresta informatica, alimentata dagli algoritmi. I
due autori considerano tutti noi (loro compresi)
«sudditi inconsapevoli della dittatura digitale»: una
defi nizione che deve farci pensare e soprattutto
indurci a un più lucido e morigerato uso dei mezzi
tecnologici. Prima di tutto fare attenzione a cosa si
dice e scrive, perché nell’universo della Rete non
vale la regola del verba volant, scripta manent, poiché
non solo quello che scriviamo rimane, ma anche
quello che diciamo. In secondo luogo, ogni tanto
proviamo a staccarci dalle tastiere e dagli schemi
(compresi i telefonini), salvandoci così dalla dittatura
informatica e mantenendo la nostra libertà alla
faccia degli algoritmi.
Massimo CENTINI