Le battaglie di civiltà nell'impegno professionale di un avvocato e scrittore su Studio Cataldi
15 Dicembre 2020

La presentazione del nuovo libro di Gian Ettore Gassani, presidente AMI, "La guerra dei Rossi", ed. Diarkos

Frrrrrrrrr con il mio pollice: quando esamino un testo per prima cosa verifico la precisione del taglio delle circa 280 pagine.

Annuso il profumo dei fogli, controllo la geometria dei risvolti di copertina e mi dirigo alla fine per sapere il luogo di stampa: ah, nelle mie Marche!

LA GUERRA DEI ROSSI, racconti di famiglie e di violenze prima e durante il Covid-19, di Gian Ettore Gassani

Ma il testo è solo il nuovo, l'ennesimo libro di un affermato familiarista, per quanto avvocato simbolo con la toga tatuata sulla pelle, in vista dei regali di Natale?

Qualche tempo fa mi chiama Mina, Mina Welby: «Paolo, vengo alla sala del Palazzetto delle Carte Geografiche» ove avevo organizzato un convegno per la Camera dei Deputati; arriva, si siede in prima fila, ascolta estasiata Gian Ettore Gassani. Li guardo entrambi, estasiato anch'io.

Cosa rappresenta Mina? Forse la donna più forte che esista, un tema forte come quello del fine vita, come stare dalla parte dei deboli, in particolare il marito Piero, come combattere la lotta estrema per i diritti dei fragili.

Ma chi ha scritto in modo più efficace e nel contempo dolce della mia cara amica Wilhelmine Schett (così si chiama all'anagrafe questa esile e incanutita, all'apparenza fragile donna) se non il nostro protagonista in «C'eravamo tanto armati», ed. Imprimatur, 2017; chi ha reso per davvero qual è l'anima autentica di una donna difficile da comprendere a partire dal luogo che le diede i natali, San Candido (Bolzano), se non ci si pone accanto a lei, in vigile e viandante ascolto?

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