Storia di una famiglia al potere per quattro secoli
“I Medici” di Claudia Tripodi
Il nome della famiglia de’
Medici, nell’immaginario collettivo,
si identifica con la città
di Firenze, che sotto la sua
Signoria raggiunse il massimo
splendore nelle arti, nella cultura,
nella politica e nella
potenza economica nel XV
secolo, e richiama le parole
Umanesimo e Rinascimento
perché, grazie al mecenatismo
mediceo, architetti, scultori,
pittori, umanisti, letterati, filosofi
(tra i quali Brunelleschi,
Donatello, Masaccio, Leon
Battista Alberti, Beato
Angelico, Piero della
Francesca, Botticelli,
Michelangelo, Angelo
Poliziano, Marsilio Ficino, Pico
della Mirandola,) con il loro
genio sono stati centro e fulcro
della svolta culturale destinata
ad incidere profondamente,
prima a Firenze e in Toscana e
poi in Europa, non solo sull’arte
e sulla letteratura, ma anche
sul modo di pensare la politica
e la religione divenendo gli
artefici dell’affermazione
dell’Umanesimo civile e religioso
e dell’immenso patrimonio
di civiltà insito nella cultura
del Rinascimento.
La scrittrice Claudia Tripodi,
Dottore di ricerca in Storia
medievale e diplomata in
Archivistica, Paleografia e
Diplomatica presso l’Archivio
di Stato di Firenze, nel suo ultimo
saggio “I Medici. Ascesa e
potere di una grande dinastia”
(Diarcos editore, pag. 350, euro
18,00) ricostruisce in maniera
discorsiva attraverso gli strumenti
della ricerca storica,
fonti edite e inedite, documentarie
e iconografiche di natura
privata e di carattere pubblico,
la biografia dei maggiori esponenti
della famiglia de’ Medici,
di origine popolare arricchitasi
con la mercatura e l’attività di
cambio e assurta a grande
importanza nella vita pubblica
che, dalla fine del Trecento, ha
dominato a vario titolo per
quattro secoli sulla città di
Firenze e sulla Toscana e che,
ricorda l’autrice citando
Harold Acton, dette “a Roma
due grandi papi, alla Francia
due grandi regine e il suo sangue
fluì in quello di tutte le
grandi dinastie d’Europa”.
La fortuna dei Medici inizia
nella seconda metà del ‘300
con il ramo dei Medici di
Cafaggiolo che operava nel
credito e nella mercatura e si
afferma all’inizio del 1400 per
merito di Giovanni, ultimo dei
cinque figli di Averardo (detto
Bicci), che, grazie ai legami con
la Curia romana e all’amicizia
con il Cardinale Baldassarre
Costa, eletto papa col nome di
Giovanni XXIII, fece del suo
Banco una delle principali case
finanziarie d’Europa con sedi a
Roma, Venezia e Napoli, che,
oltre che nel sistema bancario
internazionale, inizia ad emergere
e a primeggiare anche nel
mecenatismo nella città di
Firenze.
Suo figlio Cosimo, detto “il
Vecchio”, consolidò il predominio
mediceo su Firenze
dando inizio, pur senza titolo
formale, alla “Signoria medicea”,
una sorta di principato
paternalistico rispettoso formalmente
delle antiche istituzioni
e degli assetti territoriali
della repubblica fiorentina, che
dominava attraverso il controllo
delle corporazioni più
importanti. Con Cosimo, il
Banco Medici, che “si occupava
degli affari della corte pontificia,
divenne una delle più
solide istituzioni bancarie del
tempo”.
A Cosimo “il Vecchio”, succedette
il figlio Piero “il Gottoso”
e alla sua morte il potere passò
al figlio Lorenzo, passato alla
storia come “il Magnifico”,
uomo politico dall’intuizione
acutissima e mecenate dalla
borsa aperta quanto la mente.
Il secolo che culminò con la
Signoria del Magnifico, può
considerarsi ancora oggi uno
dei più luminosi della storia
fiorentina, specie nel campo
culturale e in quello artistico.
Sono gli anni dell’affermazione
dell’Umanesimo come
espressione artistica espressa
nella rilettura della classicità
da Brunelleschi, Donatello e
Masaccio, che contribuiscono a
definire l’aspetto architettonico
della città attraverso la
costruzione di edifici sacri e
civili e palazzi signorili testimoni
della ricchezza medicea,
e dell’inizio del collezionismo
mediceo, origine storica e asse
portante delle ricchissime raccolte
museali fiorentine.
Dopo la morte di Lorenzo il
Magnifico, il successore Piero
de’ Medici, abbandona Firenze
nel 1494, cacciato dalle truppe
spagnole di Carlo VIII. I
Medici tornano al potere a
Firenze con Giuliano e poi con
Alessandro (1510-1537), figlio
naturale di Lorenzo duca
d’Urbino, che affossò anche
formalmente gli ordinamenti
repubblicani e la Signoria
assumendo il titolo ereditario
di “duca della Repubblica
Fiorentina” con il quale governa
su gran parte della Toscana.
Con Alessandro il ramo principale
dei Medici si estingue e il
potere viene affidato a Cosimo
I, nominato da papa Pio V
granduca, che ingrandisce i
possedimenti fiorentini con il
controllo di Siena. La sua attività
di consolidamento dello
Stato e di prestigio personale
avrà un seguito nell’opera dei
suoi successori fino a Cosimo
III con il quale il granducato
entra nella fase di massima
decadenza. Con Gian Gastone,
morto nel 1737 senza discendenti,
la dinastia dei Medici si
estingue.
Vittorio Esposito