“La necessità è la madre delle invenzioni.”
Platone 428/427 a.C. – Atene, 348/347 a.C.
Replica, a distanza di qualche annetto, Agatha Mary Clarissa Christie, Lady Mallowan, nata Agatha Mary Clarissa Miller (Torquay, 1890 – 1976), breve: Agatha Christie: “Non credo che la necessità sia la madre delle invenzioni. Le invenzioni derivano dall’ozio, forse addirittura dalla pigrizia”.
Sia come sia, la nostra vita è scandita dalle scoperte che appartengono alla Scienza e alle invenzioni dalla Tecnologia pur derivando questa dalla Scienza.
Oggi quando chiamiamo al telefono un taxi apprezziamo la tecnica che ce lo permette, ma in pochi sanno che c’entra la relatività di Einstein in quel nostro gesto perché c’entra il Gps così come c’entra con i nostri orologi satellitari, strumenti di diagnostica medica, osservazioni cosmologiche e altre molte cose e procedimenti.
Ma cos’è un’invenzione? Molti rispondono che sia un lampo che illumina la mente.
Pare non basti.
Uno che d’illuminazione se ne intende, Thomas A. Edison, così diceva: "Non ho mai fatto niente che valesse la pena di fare per caso … quasi nessuna delle mie invenzioni è stata sviluppata in questa maniera. Le ho conquistate allenando me stesso a essere analitico, a resistere e a sopportare il lavoro duro”.
L’inventore di cui si parla nel libro edito dalla casa editrice Diarkos che presento oggi ben s’attaglia a quelle parole di Edison. E anche l’uomo che di quella invenzione ne ha fatto una maiuscola società internazionale che fornisce tutti i paesi di questo pianeta.
Tiolo e sottotitolo del volume La straordinaria storia della penna a sfera Da László Bíró all’impero Bic
Ne è autore Giulio Levi.
Nato a Firenze nel 1937 risiede a Roma. Laureato in Medicina e specializzato in Neuropsichiatria, ha lavorato per 40 anni in laboratori di ricerca in campo neurobiologico e neuro-fisiopatologico a Firenze, New York e Roma. E’ stato per molti anni coordinatore della ricerca scientifica per la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e Membro del Consiglio Scientifico della Enciclopedia dei Ragazzi dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani.
Tanti in tutto il mondo abbiamo usato quel manufatto, tanti vi abbiamo giocherellato durante tediose riunioni, Levi ha il merito di condurre la storia di quel piccolo oggetto, la penna a sfera in modo avvincente attenendosi a una ricostruzione rigorosamente storica senza romanzerie. Inoltre, non trascura l’ambiente sociale e politico in cui si svolge la narrazione in anni in cui la persecuzione antisemita nazifascista dapprima fa la sua quasi timida comparsa per poi progressivamente mostrare la sua faccia più feroce ed assassina.
Non starò qui a raccontarvi le tante traversie trascorse dall’ungherese László Bíró (Budapest 1899 – Buenos Aires1985), i suoi tanti mestieri fatti (compreso l’ipnotista), i suoi tanti incontri e scontri perché toglierei gusto al lettore di scorrere le pagine. Né, per le stesse ragioni, lo farò con l’altro importante personaggio nominato nel sottotitolo: Marcel Bich (Torino, 1914 – Parigi, 1994) che dopo un’iniziale diffidenza verso quel tipo di penna si slanciò con tutta la forza del suo notevole ingegno nella produzione di quello strumento di scrittura facendolo affermare nel mercato mondiale superando anche rischiose, per lui, vertenze giudiziarie.
Bíró, a causa della sua incapacità di gestione imprenditoriale, a differenza di Bich non si arricchì con i guadagni della sua invenzione, gli è stato dedicato l'asteroide (327512) Biro, scoperto nel 2006.
Bich, un genio nell’organizzazione aziendale, ebbe 11 figli, di cui quattro hanno ricoperto incarichi di rilievo nell'azienda Bic. Sul muro della casa torinese di Corso Re Umberto 60 in cui Bich nacque. una targa lo ricorda come colui che “semplificò la quotidianità della scrittura”.
Ancora una cosa.
La penna a sfera più grande la si deve a un signore indiano, Acharya Makunuri Srinivasa che ha realizzato una penna a sfera lunga 5,5 metri e pesante 37, 23 kilogrammi.
È stata presentata e misurata da occhiuti giudici a Hyderabad, India, il 24 aprile 2011.
Dalla presentazione editoriale.
«Un tubicino esagonale di plastica trasparente, con dentro un altro tubicino di plastica pieno di un liquido pastoso, nero o di un altro colore. All’estremità è infilato un piccolo cono di ottone sul cui apice è incastonata una piccolissima sferetta di metallo che, fatta scorrere su un foglio di carta, lascia una traccia che non macchia, perché si asciuga subito. Insomma, avete capito: è una penna Bic, valore commerciale 20-25 centesimi.
Apparentemente non ci voleva certo molta fantasia a inventarla!
Già, però a volte l’apparenza inganna. Ci sono voluti quasi venti anni di lavoro, di tentativi, di fallimenti, di sofferenze, di procedimenti legali per arrivare a quel semplice oggetto, la penna Bic Cristal (questo il suo nome completo) dal momento in cui l’inventore concepì l’dea di usare una sferetta al posto di un pennino.
Una storia burrascosa e affascinante della cosa che ha rivoluzionato il nostro modo di scrivere, iniziata in Ungheria all'inizio degli anni '30, che si dipana in uno scenario intercontinentale con lo sfondo delle leggi razziali e della 2a. guerra mondiale, e si prolunga fino ai giorni nostri
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Giulio Levi
La straordinaria storia della penna a sfera
Pagine 138, Euro 12.00
Diarkos
Link all'articolo: http://www.nybramedia.it/