MERCKX E IL GIALLO DEL DOPING AL GIRO. Da "Ciclismo. Storie segrete" su Esperanto Sportivo
21 Maggio 2021
MERCKX E IL GIALLO DEL DOPING AL GIRO
Merckx quel giorno, effettuando il controllo antidoping in qualità di maglia rosa, venne trovato positivo e mandato a casa.
Il classico fulmine a ciel sereno. La vicenda fa il giro del mondo, la gente non sa che dire, i tifosi di Merckx, soprattutto in Belgio, gridano al complotto. Quelli di Gimondi e degli italiani sogghignano beffardi: ecco perché Eddy volava. Giornalisti illustri, da Montanelli a Biagi a Brera, trovano spazio a Il processo alla tappa, trasmissione mito della nostra tv condotta con straordinaria bravura e professionalità da Sergio Zavoli. E fa il giro delle tv anche l’intervista che proprio Zavoli effettua a Merckx in canottiera, il mattino dopo, ancora a letto, in lacrime, prima di far la valigia e tornare a casa, con la maglia rosa nascosta in un angolo, quasi con vergogna.
Gimondi, secondo in classifica, rifiuta di indossare il simbolo del primato nella tappa che da Celle Ligure porta il Giro a Pavia, quella vinta da Ole Ritter fra l’indifferenza generale. La metterà sul podio e poi vincerà quel Giro davanti a Michelotto e Zilioli. Merckx, invece, a differenza di Pantani dopo Campiglio, andrà al Tour de France con tanta rabbia addosso compiendo imprese straordinarie. Ma quale doping? Controlli ogni giorno e avversari annichiliti. Vince sulla prima montagna, il Ballon d’Alsace e vince la prima crono a Divonne-les-Bains, vince complessivamente sei tappe. È subito in giallo.
Compie una sorta di trasvolata pirenaica scalando in solitudine tutti i colli della leggenda. Lascia, quel giorno, il nostro Dancelli, il migliore dei battuti, a 7’56’’. In classifica finale a Parigi, il secondo, Roger Pingeon, ha un ritardo di 17’54’’, l’eterno Poulidor è terzo a 22’13’’. Gimondi a capo chino e un po’ in imbarazzo è quarto a mezz’ora, per l’esattezza a 29’24’’. Distacchi che non si verificavano più dai tempi di Coppi, ma allora su strade sterrate e con altre biciclette, altri ritmi. Un gregario di Poulidor, avvilito e incredulo apostrofa Merckx con un’espressione che gli resterà addosso per sempre: «Quello non è un uomo, è un cannibale!».
“Ciclismo. Storie segrete” di Beppe Conti
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