Sul Moncenisio chi attacca in caccia di Chiappucci? Indurain? No, Gianni Bugno. Indossa la maglia di campione del mondo, il Tour arriva in Italia accolto da quella folla immensa. E Chiappucci, l’acerrimo rivale, vola vero la maglia gialla. Deve reagire Bugno, non può arrendersi così. È una questione di immagine. E a un Indurain ormai rassegnato, si presenta l’occasione più ghiotta. Segue Bugno. Gli chiede collaborazione e la ottiene. Non gli sembra vero.
In Val di Susa, invece, contro vento, Bugno avrebbe dovuto lasciar condurre tutto solo Indurain per poi attaccarlo nel tratto finale di arrampicata, dopo Cesana, per inseguire poi Chiappucci solitario al comando. Sarebbe stato il massimo, Chiappucci in giallo e Bugno secondo in maglia iridata. Ma Bugno in quel periodo era fortissimo sul piano atletico ma non lucidissimo su quello strategico.
O forse semplicemente consigliato male, con scarsa freddezza. E in Val di Susa contro vento, lui tirò più del previsto, più di Indurain, finché all’attacco della rampa finale fu il primo ad andare in crisi. Indurain lo staccò e cercò di limitare i danni da Chiappucci. Il quale, tutto solo, intanto iniziava a pagare a sua volta un prezzo elevato della fatica immane che stava compiendo.
Ma per sua fortuna andò in crisi di fame pure Indurain negli ultimi chilometri e in quella lotta allo spasimo, spuntò alle spalle di Chiappucci il ciociaro Vona che arrivò secondo. Claudio, comunque, vinse la tappa fra un entusiasmo incredibile della folla. Raramente mi ero commosso sul traguardo di una corsa in bicicletta.
A Sestriere è accaduto, perché la fatica compiuta da Chiappucci quel giorno è stata qualcosa di smisurato e colossale, mista al rischio, al coraggio, alla grinta. Peccato davvero per quell’improvvisa alleanza di Bugno con Indurain.
“Ciclismo. Storie segrete” di Beppe Conti (@diarkos_editore), pagine 175-176.
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