Una vita travagliata, sempre al limite, sul filo del rasoio, violenta, sbagliata, sfortunata, fino al tragico epilogo. Di “Luigi Gualdi - Il Papillon italiano” parla un libro che così s’intitola, edito da Diarkos e scritto a quattro mani. Con Mario Gualdi, il nipote, c’è Gabriele Moroni, inviato
speciale del quotidiano Il Giorno. Anche il sottotitolo fa venire l’acquolina in bocca al lettore, «Un viaggio infernale dalla Bergamasca alla Cayenna”.
«Figlio di mezzadri - recita la trama - Gualdi, nato a Vertova, in vale Seriana, presso Bergamo nel 1905, ha idee socialiste e si scontra con fascisti del posto. Attorno l’aria si è fatta irrespirabile e il giovane decide di espatriare in Francia, da clandestino. Conosciuto André Gautier, il loro destino si compirà in quattro giorni di follia, fra il 2 e il 4 dicembre 1924. Con
Gautier, Gualdi ruba, rapina, spara e la condanna che è costretto a scontare non lascia scampo: lavori forzati a vita. Il 7 aprile 1927 il forzato numero 49061 viene imbarcato con altri “bagnard” sulla nave che fa rotta per la Guyana francese. Due mesi dopo, il 27 giugno, Luigi Gualdi scrive l’ultima lettera alla famiglia. Morirà il 9 giugno 1928, ucciso dalla malaria poco prima di compiere ventitré anni». Una parabola umana e giudiziaria ricostruita da Mario Gualdi, di professione avvocato, e da Moroni dopo anni di ricerche negli archivi italiani e francesi. Come specificano i due autori, «Lu igi Gualdi non è stato fortunato come
Henri Charrière, “Papillon”, e non è potuto tornare a casa per raccontare la sua storia in un best-seller».