Nasce a Ixelles (appena fuori dalla capitale Bruxelles) il 4 maggio 1929 e contrariamente a come sarà da grande e per tutta la vita, da bambina è paffuta e ha sempre fame. Probabilmente soffre anche di bulimia in occasione della crisi coniugale tra i suoi genitori. Si chiama Edda Kathleen Hepburn van Heemstra, sua madre è una baronessa e il padre è il direttore della filiale belga della Banca d’Inghilterra. Ad appena tre settimane di vita ha un fortissimo attacco di pertosse che rischia di ucciderla e di certo determina la sua salute cagionevole. A tre anni, invece, scappa dalla madre durante un concerto, nell’Inghilterra del sud e la ritrovano sotto il palco che balla e anche questo è già un indice ben preciso di cosa farà nella vita o perlomeno di cosa le piace di più, perché sin da bambinetta per la danza fa sacrifici incredibili, ispirata da Margot Fonteyn, alla quale porta i fiori sul palcoscenico in occasione di una sua esibizione nella città di Arnhem, dove vive con la madre. Il destino però ha in serbo per lei molte sorprese, a cominciare dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con l’invasione dei tedeschi anche in un territorio neutrale come l’Olanda e in barba alle proteste della regina Guglielmina. Non è un periodo facile: Edda deve lasciare la scuola, alla cui mancanza sopperirà con lezioni private, soffre la fame. Comincia a crescere solo in altezza, diventa anemica, la danza resta il suo sogno più grande. Torna a vivere il 5 maggio 1945: ha appena compiuto sedici anni e la sua città è finalmente liberata dagli Alleati...
Una cronologia fitta di date e di eventi, che nella sua freddezza indubbiamente toglie un po’ di poesia a quella che è stata la vita di una grande donna che sembrava destinata alla danza ma a cui il cinema, piombato nella sua vita all’improvviso, ha trasformato l’esistenza. Celebrità, flirt, il primo marito, i mesi trascorsi sul set e lontana da casa, anche se niente è riuscito a cambiarla e fino all’ultimo (quando poi l’ha fatto davvero) si è sempre dichiarata pronta a smettere. Ogni cosa doveva essere fatta con la massima concentrazione e serietà! Eppure nonostante la popolarità, il cinema non l’ha ripagata con la stessa moneta. Sì, certo, l’esordio è subito con un Oscar per Vacanze romane, ma quanti altri film di Audrey Hepburn lo avrebbero meritato? Invece non è andata così, pur se noi continuiamo a guardare e riguardare con molto piacere Sabrina, Colazione da Tiffany e tutti i film della Hepburn, mentre di molte altre pellicole pluripremiate si è persa traccia. Ma così è la vita! Per un po’ ha eletto a suo domicilio anche il nostro Paese che ha sempre considerato la sua seconda casa. Sempre moderata, con un sorriso che le illuminava il viso, Audrey Hepburn ha messo sempre la sua famiglia davanti a tutto e tutti. Icona di stile, musa di Hubert de Givenchy, ha fatto della semplicità di un tubino nero o di un paio di ballerine dei “must have” ancora oggi in voga tra i canoni dell’eleganza. Speciale l’ultimo periodo della sua esistenza, finita troppo presto (è morta il 20 gennaio 1993), periodo che ha vissuto lontano dal cinema e che ha dedicato all’Unicef, girando per i Paesi del Terzo Mondo, toccando con mano realtà difficili, per guerra e per povertà e sensibilizzando tutti i ricchi della terra, promuovendo raccolte fondi destinate ai bambini e alle famiglie povere.
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