SIMBOLO DELLA GRAZIA
La farfalla di ferro. Alessandro Ruta racconta la vita e la carriera di una grande star, Audrey Hepburn
di Mauro De Vincentiis
ROMA - Vincitrice di due Oscar, di tre Golden Globe, di un Emmy, di un Grammy Award e di tre David di Donatello, Audrey Hepburn (1929-1993) fu una delle figure di spicco del cinema statunitense degli Anni '50 e '60. L'American Film Institute ha inserito la Hepburn al terzo posto tra le più grandi star della storia del cinema e ha una sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1652 di Vine Street.
Nel corso della sua carriera la Hepburn lavorò con Billy Wilder, George Cukor e Blake Edwards, oltre che con attori del calibro di Gregory Peck, Humphrey Bogart, Gary Cooper, Cary Grant, Rex Harrison, Peter O'Toole e Sean Connery. Raggiunse fama mondiale, nei primi Anni '50, per alcuni ruoli, come quello della Principessa Anna in “Vacanze romane” (1953), interpretazione che le valse l'Oscar come migliore attrice. Altri suoi celebri ruoli sono stati quelli di film come “Sabrina” (1954), “Guerra e Pace” (1956), “Colazione da Tiffany (1961), “My Fair Lady” (1964).
Negli Anni '70 e '80 apparve sempre più raramente sullo schermo, preferendo dedicarsi alla famiglia. Nel 1988 fu nominata ambasciatrice ufficiale dell'UNICEF e, da quel momento, si dedicò assiduamente al lavoro umanitario, in riconoscimento del quale ebbe la “Medaglia Presidenziale della Libertà” (1992); nel 1993, il “Premio umanitario Jean Hersholt”.
Nelle versioni in italiano dei suoi film, la Hepburn è stata doppiata da: Maria Pia Di Meo in “Guerra e pace”, “Arianna”, “Colazione da Tiffany”, “My Fair Lady”; Renata Marini in “Vacanze romane” e “Sabrina”; Tina Centi in “My Fair Lady” (per le parti cantate).
Alessandro Ruta, nel libro “Audrey Hepburn. La farfalla di ferro” (Ed. Diarkos), ripercorre la vita e la carriera di questa stella del cinema, partendo dall'infanzia, segnata dalla guerra e da un padre poco presente, fino all'ultimo periodo, con l'addio spontaneo a Hollywood e all'impegno a favore dell'Unicef.
Audrey Hepburn non è stata solo un'attrice, ma un simbolo della grazia e dell'eleganza, un modello di stile, fascino, classe e intelligenza. Una diva mai sopra le righe; una donna speciale, forse fragile, ma particolarmente umana e amata dal pubblico, perché riusciva sempre a compenetrarsi nei personaggi che rappresentava.
Alessandro Ruta, giornalista, ha lavorato alla “Gazzetta dello Sport” e a “Mediaset”. Ha pubblicato: “Leo Messi. La Pulce” (2019), “Marilyn Monroe. Voglio essere meravigliosa” (2020) e “Francesco Totti. Solo un capitano” (2020).
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(Mauro De Vincentiis giornalista e scrittore)
Recensione al link: http://www.nuovoobserver.it/testi12.html