DE ANDRE’. Vita poetica di un’Anima salva ripercorre la vita di Fabrizio De André. Dai caruggi malfamati genovesi alle asperità montane della Sardegna: quali sono le tappe fondamentali in relazione ai luoghi in cui visse?
La Genova di Faber è quella degli emarginati, delle scorie della società: quegli ultimi che lo attraevano per la loro cifra profondamente diversa da quella che componeva la sua formazione borghese. La Sardegna – quella Sardegna interna, non della costa – era luogo di autenticità: una terra che plasticamente stendeva davanti ai suoi occhi la forma di una vita all’insegna della natura. Non a caso, una volta scelta quell’isola come suo buen retiro, decise di fare il contadino, fino a definirsi tale, lui che non l’aveva mai fatto. Non è nemmeno casuale che la sua produzione discografica rallenta in modo significativo. I luoghi sono sempre stati un tutt’uno con De André: una unione imprescindibile non solo per la sua arte ma per la sua stessa vita. Non si può pensare a lui senza pensare al porto di Genova o ai monti dell’Agnata.
Lei asserisce: “(…) Le sue canzoni, raccontando gli “emarginati”, aprono scenari di libertà – idee nuove, sogni, fantasie – slegati da qualsiasi gerarchia.” La lotta politica, l’adesione ad una causa: i nostri tempi possono ospitare, a suo avviso, siffatti propositi di cambiamento sociale?
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