SportivaMente - il Festival dei libri sportivi" è iniziato ufficialmente ieri sera a Busto Arsizio, in piazza Vittorio Emanuele II. L'iniziativa, organizzata dai nostri giornali del territorio provinciale (InformazioneOnline.it, VareseNoi.it, ilSaronno.it, LuinoNotizie.it), ha aperto i battenti con due ospiti d’eccezione: Silvia Salis, campionessa di lancio del martello e (oggi) vicepresidente vicario del CONI; Alberto Rimedio, conduttore della Domenica Sportiva e voce della Nazionale Italiana sulla RAI.
In un clima intimo, i due protagonisti hanno raccontato alcuni aneddoti della loro vita e della loro professione, partendo dai loro libri “La bambina più forte del mondo” e “Euro 2020: Wembley si inchina all’Italia”.
Ad aprire è stata Silvia Salis: «Chi è la bambina più forte del mondo? È un archetipo di bambina che non si piega agli stereotipi: vuole fare uno sport che viene definito “da maschi”, ma lei non sta a questa divisione. Il suo sogno è fare le Olimpiadi e il libro è la storia del suo percorso verso questo sogno». Un ritorno al… passato lo ha fatto anche Alberto Rimedio: «Sognavo di giocare a calcio, sì. Ma in realtà mia nonna mi raccontava che da piccolo, a 4-5 anni, prendevo un pettine, mi mettevo davanti allo specchio e fingevo di fare una telecronaca. C’era evidentemente una predisposizione. Non sono riuscito a fare il calciatore, ma sono diventato telecronista».
Tra i passaggi più curiosi quello relativo alla mancata telecronaca della finale contro l’Inghilterra, che Alberto Rimedio ha saputo sdrammatizzare strappando un sorriso al pubblico: «Mentre Mancini, Vialli e gli Azzurri ci credevano, io ero chiuso in una camera di hotel, fermato dal Covid. Ho avuto la sfortuna di perdere l’occasione di una vita… Sarebbe stato il culmine di una carriera raccontare un evento così, che non capita così spesso. Accadde però una cosa curiosa, che ho raccontato nel libro: l’Italia aveva iniziato male la partita, io decido di ordinare una pizza. Così chiamo il ristorante: “Hi, I would like to order a pizza. My room number is 676, my name is Alberto Rimedio”. Cosa mi rispondono dall’altra parte del telefono? "Ah! The italian reporter with Covid!”. I giornali inglesi avevano riportato la notizia e quindi lo sapevano tutti…».
Silvia Salis ha invece raccontato un passaggio molto interessante del suo libro, concentrato nel capitolo nono “Paura di vincere”: «Certamente esiste anche la paura di perdere, ma la paura di vincere è un sentimento che viene sottovalutato anche se, spesso, è quello che sgambetta gli atleti. Quando stai per realizzare cos’hai davanti, si forma come un blocco, come se ci fosse un burrone dopo quell’obiettivo, perché è talmente centrante nella tua vita che hai quasi paura a raggiungerlo».
Entrambi i protagonisti hanno poi svelato come sono nati i loro libri. Alberto Rimedio lo ha scritto quasi tutto in hotel: «Ero lì, a due passi da Wembley, con il covid. Due giorni dopo la finale mi chiama la casa editrice del libro e mi propone di scriverlo; rispondo di essere disponibile a farlo, ma preciso che sarebbe stato anche fortemente autobiografico perché avevo l’esigenza, il piacere, di sfogarmi, per raccontare quello che era successo: un telecronista che salta la finale del campionato Europeo per il Covid. Quindi mentre ero in isolamento ho cominciato a scrivere e gran parte del libro è stato scritto, appunto, in una camera d’hotel a due passi da Wembley. Se ho pianto? No, non in quel momento. Mentre leggevo quel capitolo ai colleghi della squadra Nazionale di RAI Sport un po’ di commozione invece c’è stata».
Silvia Salis ha invece sentito l’esigenza di trasmettere qualcosa: «Non sono scrittrice, nella vita faccio altro. Però credo che essere nata in un campo d’atletica, avere come padre il custode, fare le Olimpiadi e poi diventare vicepresidente del CONI, sia una storia sportiva importante, soprattutto per quello che rappresenta adesso lo sport nel nostro Paese».
Oltre a questi ci sono stati altri racconti e altri ricordi, che rimarranno nel cuore dei partecipanti; un po’ come quando ci si incontra a Natale con la propria famiglia e ci si racconta cosa si è fatto durante l’anno: questo è il clima che si è respirato durante la serata nel centro di Busto Arsizio. Una ventata di aria fresca. Aria di casa.