Crisi o transizione energetica?Intervista a Stefano Fantacone, coautore di “Crisi o transizione energetica? - Opiniojuris
8 Novembre 2022

Con la fine della pandemia, la strategia europea ha iniziato a confrontarsi con la scarsità delle fonti energetiche tradizionali e con l’assenza di quelle tecnologie che permetterebbero di completare il passaggio alla fonti naturali. A questa già complessa situazione, si è aggiunta la crisi geopolitica determinata dall’aggressione russa all’Ucraina. Per colpire Mosca, l’Europa sta provando a sganciarsi definitivamente dalle forniture energetiche russe, ovviamente non è una missione semplice in tempi brevi. Questa incertezza pesa e non poco sul Vecchio Continente. Per comprendere al meglio queste dinamiche, abbiamo intervistato Stefano Fontacone, direttore del Centro Europa Ricerche, e coautore (insieme a Demostenes Floros) di “Crisi o transizione energetica? Come il conflitto in Ucraina cambia la strategia europea per la sostenibilità”, Diarkos edizioni 2022. (Acquista qui)

L’intervista 

Quali sono le dinamiche cha hanno portato ad un aumento spropositato del costo del gas? È solo “colpa” della guerra o no? “L’aumento dei prezzi del gas naturale sul mercato europeo prende avvio ad aprile 2021 e accelera definitivamente nel successivo mese di settembre, in un contesto di generalizzato aumento dei prezzi delle materie prime e nel pieno del rimbalzo post-pandemico dell’economia mondiale. Non è dunque la guerra a innescare la spinta rialzista dei prezzi del gas. Come esaminiamo nel libro, hanno contato altri fattori strutturali, in parte legati al processo di transizione energetica. In particolare, la scelta di grandi paesi asiatici come la Cina e l’India di sposare gli obiettivi di decarbonizzazione (entrambi i paesi ancora dipendono per circa il 50% dal carbone) ha aumentato enormemente, soprattutto in prospettiva, la domanda di gas di quest’area, che è anche quella a più rapida crescita economica. Soddisfare questa domanda è diventata quindi la scelta più conveniente per il fornitore russo, anche perché dall’altra parte i paesi europei sono impegnati in programmi volti a ridurre il consumo di gas e al contempo hanno scelto di abbandonare qualsiasi prospettiva di investimento nel settore. In questo modo l’Europa ha perso potere dal lato della domanda e ha ulteriormente indebolito la propria capacità di offerta. Esiste quindi un movimento carsico che porta l’Asia a diventare un concorrente dell’Europa nella domanda di gas e questo si ripercuote sui prezzi. L’invasione dell’Ucraina agisce come detonatore su questa situazione già fragile, perché di fatto porta sul mercato un nuovo fattore di rischio geo-politico: la possibilità che la Federazione Russa agisca per manipolare i prezzi o addirittura interrompa le forniture. Va ricordato a questo riguardo che la Russia è stato fino allo scorso anno un fornitore di massima affidabilità, che difficilmente riscontreremo nei nuovi fornitori, siano essi il Qatar o l’Algeria. Di fronte a questa novità il mercato europeo è letteralmente impazzito, portando in evidenza l’errore di fondo compiuto dall’Europa nel considerare l’energia come mero elemento di mercato e non anche come fattore di sicurezza nazionale.”.

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