Chi mi conosce bene sa che adoro la psiche umana. Adoro approfondire tutto ciò che riguarda i comportamenti e il modo di pensare dei serial killer, mi incuriosiscono i retroscena dei delitti più famosi, d’Italia e non solo e mi piacerebbe, un giorno, poter dire di aver capito perché queste persone agiscono così, poter dare una spiegazione razionale ai loro gesti. Ma, infondo, sentendo parlare dell’ennesimo omicidio in TV, non ce lo siamo chiesti un po’ tutti, il perché di quella violenza?
Gabriele Moroni, giornalista e inviato del quotidiano “Il Giorno” fin dagli anni Ottanta, ha commentato, nel corso degli anni, numerosi casi di cronaca nera e di attualità, ma in quest’ultimo lavoro si è concentrato nel raccogliere le testimonianze di coloro che hanno vissuto da vicino l’incubo delle sette, partendo dal fenomeno delle Bestie di Satana, che ha messo nero su bianco l’esistenza concreta delle sette sataniche anche in Italia.
Prima di Andrea Volpe e dei suoi “amici” erano pochi coloro che credevano al fenomeno del satanismo nel nostro Paese e sembrava incredibile che potessero esistere giovani che si riunivano in luoghi remoti e abbandonati per adorare il diavolo e imbrattare i muri con il 666 diventato tristemente noto come “numero del diavolo”, pentacoli e croci rovesciate.
Queste manifestazioni probabilmente iniziano a emergere in risposta a un senso di ribellione, di noia, di inquietudine ed ecco che si scoprono i primi furti nelle chiese, le prime tombe profanate nei cimiteri, tracce di riti.
Maroni, inoltre, arricchisce l’esperienza informativa con interventi di psicologi, inquirenti, ex membri di queste sette o familiari impotenti che hanno visto un loro caro cedere alle false promesse di questi “stupratori” della mente.
Purtroppo, queste realtà sono in continua ascesa, basti pensare alle numerose nuove religioni che sembrano spuntare dal nulla e che dopo qualche anno quasi scappano di fronte alle confessioni di ex membri che sono riusciti a fuggire in tempo, o delle cosiddette psicosette, difficilmente distinguibili in mezzo al caos di gruppi e/o associazioni per la crescita personale, per lo sviluppo delle proprie facoltà mentali e il benessere psico-fisico. I numeri riportati nelle prime pagine del saggio sono cifre da capogiro e dovrebbero farci riflettere. Come mai si cade così facilmente preda di questi guru che mirano solo all’arricchimento del proprio ego e delle proprie tasche? Che promettono un lieto fine da favola e invece non sai che ti aspetta un orrore senza fine?
Oltretutto, così sicuri di noi, spesso siamo portati a pensare che a noi questo non capiterà mai, perché noi siamo al di sopra di queste dinamiche, sappiamo come comportarci, sappiamo riconoscere i segnali di pericolo; ne siamo davvero così sicuri?
Quello che ho apprezzato di più dell’autore è la scelta di non demonizzare i colpevoli, che non vengono giudicati e non vengono percepiti perciò dal lettore come mostri, ma semplicemente come persone, sicuramente disturbate, che hanno avuto la sfortuna di cedere al caos.
Al giorno d’oggi, difendersi da queste nuove oscurità è quasi d’obbligo e saggi del genere possono aiutarci a riconoscere il pericolo quando ce lo troviamo davanti.
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