Per raccontare 10 secondi servono 438 pagine. Quell’attimo o poco più che dilata la vita e a volte gli dà un senso, quando si tratta di correre incontro al proprio destino. Claudio Colombo e Fabio Monti lo sanno e si sono presi lo spazio necessario per fermare quel tempo, senza però concedersi il gusto di rallentare. Un passo dopo l’altro, nel loro “I cento metri – Storie leggende e protagonisti di 100 sprint da ricordare” (Diarkos editore, 19 euro) corrono indietro nel tempo, attraverso la gara regina dell’atletica, dal 1896 dei primi Giochi olimpici della storia moderna fino al domani.
Due nomi, quelli degli autori, che hanno scritto pagine importanti del giornalismo sportivo. Colombo, già a La Gazzetta dello Sport e per oltre 30 anni al Corriere della Sera, dove è stato responsabile della redazione sportiva. Monti, una carriera tra Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport-Stadio e Corriere della Sera.
In due hanno attraversato decenni di sport internazionale e conoscono il vezzo del lettore sportivo di partire dal fondo, nello sfogliare i quotidiani che lì inseriscono a timone le pagine di sport. Forse per questo, tenendo aperta la finestra sul futuro, è in appendice che rilanciano la profezia: uno studio di fisiologia, che fissa al 2054 il muro invalicabile del genere umano, quando si parla di corsa contro al tempo sulla distanza dei 100 metri. Proiezioni, svelano gli autori, raccontate grossomodo ai tempi in cui Donovan Bailey, il 27 luglio ‘96, fissava il nuovo record a 9”84. Anche se è pur vero che “La misura del tempo e del lo spazio con cui si definiscono le prestazioni non può far passare in secondo piano ciò che essa essenzialmente è: un confronto diretto tra atleti che si battono per un obiettivo”.
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