Il saggio di Maurizio Roccato, Le donne più cattive della storia. Intrighi, sangue e potere, edito da Diarkos accompagna il lettore nell’esplorazione di una serie di figure femminili che hanno consapevolmente scelto la strada del male. Il testo attraversa diverse epoche e luoghi, dalle sfarzose corti del Rinascimento alle periferie delle città contemporanee, portando alla luce le biografie di donne spietate che hanno sfidato ogni convenzione sociale. Tra i profili analizzati troviamo sovrane abilissime negli intrighi come Caterina de’ Medici e Wu Zetian, ma anche figure leggendarie per la loro ferocia come la contessa Elizabeth Báthory o l’avvelenatrice Giulia Tofana. Non vengono tralasciati crimini e criminali più recenti, documentando le storie di serial killer come Aileen Wuornos, delle agghiaccianti “baby farmer” come Amelia Dyer, fino alla brutalità dei lager con Irma Grese.
L’autore apre il volume con una analisi teorica filosofica e scientifica sulla natura del male, indagando se la crudeltà sia frutto di scelte individuali o di predisposizioni innate, evidenziando le differenze tra la violenza maschile e quella femminile. La seconda parte include una serie di ritratti storici che descrivono l’ascesa e la caduta di oltre una trentina di donne responsabili di scandali e spargimenti di sangue. Queste biografie mostrano come la malvagità non sia un concetto astratto, ma un fenomeno strettamente legato a contesti storici e dinamiche sociali e di potere. Le protagoniste si muovono tra complotti dinastici, vendette trasversali e manipolazioni affettive, trasformando spesso i propri legami familiari in strumenti di dominio. Maurizio Roccato sottolinea con particolare efficacia il contrasto tra l’immagine pubblica di queste figure femminili — spesso devota o regale — e la loro spregiudicata realtà privata, fatta di ricatti e omicidi.
Particolarità importante dell’opera è la riflessione sul giudizio della storia. Spesso queste figure sono state demonizzate come incarnazioni del male assoluto, mentre uomini altrettanto crudeli sono stati celebrati come grandi condottieri: pur senza giustificare i crimini, l’autore analizza come il pregiudizio di genere abbia influenzato la memoria collettiva. Inoltre, alcuni nomi divenuti celebri come incarnazione del male per antonomasia, vengono qui riletti e riconsiderati sulla base di recenti revisioni biografiche che ridefiniscono ruoli e responsabilità in azioni criminali entrate da tempo nell’immaginario collettivo.
Caratterizzato da una scrittura incalzante e quasi romanzesca, ma rigorosamente ancorata alla realtà dei fatti, il libro offre una panoramica profonda sulle deformazioni del potere e sulla fragilità del confine tra ambizione e crudeltà. “Le donne più cattive della storia” è una lettura consigliata a chi desidera confrontarsi con i lati più oscuri dell’animo umano, scoprendo che la capacità di compiere il male non conosce distinzioni di genere.
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