Immagina di essere intrappolato nel tuo stesso corpo, come se il tuo corpo fosse una prigione. Il cuore batte molto lentamente, il respiro è quasi impercettibile, i muscoli sono rigidi come la pietra. Senti il pianto disperato dei tuoi cari, riesci a percepire il peso della bara che si chiude sopra di te.
Senti la terra che cade sul coperchio, un suono che ti fa sentire ancora più solo e abbandonato. Sei completamente consapevole di tutto, ma per il mondo esterno sei considerato un cadavere.
Questa non è la trama di un film horror, ma è la realtà quotidiana che ha pervaso le campagne di Haiti per secoli.
Non bisogna pensare ai classici zombie dei film, quelli putrefatti e affamati di carne umana creati dalla mente di George Romero. La vera storia affonda le sue radici in una disperazione profonda, in una miscela letale di sostanze e in una religione antichissima che combina elementi diversi.
Il vero mostro in questa storia non è la persona che ritorna dalla tomba, ma l'essere umano che la costringe a farlo, sfruttando la sua vulnerabilità e la sua disperazione.
Per capire la tragica realtà storica e chimica dietro a questo mito, abbiamo intervistato in esclusiva l'antropologo Massimo Centini, autore del saggio 'I Mostri nella Storia: Creature impossibili tra mito e scienza' (Diarkos), di cui trovate le risposte integrali in fondo a questo articolo.
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