Cogliere le caratteristiche più importanti di ciascuna religione e, con linguaggio chiaro e divulgativo, spiegare come e quando sono nate e quali sono gli aspetti che le accomunano incontrando un testimone di ciascuna di esse: l’obiettivo di Le religioni spiegate ai giovani.
Convivenza e dialogo nella diversità (Santarcangelo di Romagna, Diarkos editore, 2020, pagine 318, euro 16) lo evidenzia lo stesso autore del libro, Mauro Leonardi, sacerdote e scrittore, ovvero far arrivare ai giovani il «messaggio fondamentale che la conoscenza è alla base dell’accoglienza e dell’accettazione fra diversi, e il credo religioso, qualunque esso sia, se tende a unire e non a dividere può essere un formidabile cemento». Leonardi, per veicolare il messaggio, si serve di undici testimoni, «interlocutori non solo competenti sulla propria religione ma che condividessero il progetto del libro», occasione per lavorare sulla via della pace, «visto che conoscere l’altro è il primo passo per rispettarlo». A parlare di cristianesimo, ad esempio, sono stati chiamati Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano, nonché componente del comitato di direzione del nostro mensile «donne chiesa mondo», e don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e liberazione; testimone dell’ebraismo è David Parenzo, giornalista, conduttore radiofonico e televisivo, mentre per l’islam l’incontro è con Shahrzad Houshmand Zadeh, teologa, docente, anch’ella tra le firme di «donne chiesa mondo». Del volume di Leonardi — consigliato a tutti i giovani in cerca di risposte non solo spirituali — pubblichiamo stralci della conclusione.
Un tempo il dialogo inter-religioso era relegato ad alcuni spazi istituzionali in cui dibattevano le élite culturali, religiose e politiche degli Stati. Probabilmente i miei genitori, che hanno sempre vissuto in Italia, non hanno mai interagito con qualcuno che appartenesse a una religione diversa da quella cattolica. Oggi invece ciascuno di noi è chiamato a diverso titolo a entrare in dialogo, talvolta anche intimo e importante, con persone di altre religioni. La sfida della necessità del dialogo pone il problema della riflessività: ciascuno di noi è chiamato a riflettere su come possa essere la propria relazione con chi ha un’altra fede. Se dobbiamo dialogare, il dialogo deve essere vero. I buoni sentimenti non bastano. C’è bisogno che intervenga anche la ragione. Non basta il negativo “non facciamoci del male”, “non litighiamo”, “non usiamo violenza” e così via. Cosa significa davvero convivere pacificamente? Cos’è questa con-vivenza, questo “vivere insieme”? Il rischio dell’indifferentismo, cioè del “tutti differenti tutti uguali”, è gravissimo perché l’espressione dice che la diversità è insignificante, indifferente, ovvero la differenza non vale più, non c’è più, non esiste più, non ha nessun significato. Ma, se così fosse, questo sarebbe un’enorme problema, perché ciascuno di noi ha bisogno di definire la propria diversità, dal momento che la nostra identità viene definita in quanto differente da quella degli altri: la relazione è possibile solo fra diversi. La soluzione del problema della diversità religiosa, quindi, non è dire che non esiste, che non c’è alcuna differenza, ma rendere questa diversità con-vivente con quella degli altri.
Che significa diversità convivente? Significa porre in essere delle relazioni in cui da una parte si mantiene la diversità e dall’altra, nello stesso tempo, si alimenta, attraverso questa diversità, una relazione di piena convivenza. Propongo pertanto, sulla scia degli insegnamenti del sociologo Pierpaolo Donati, di parlare di interculturalità invece che di multiculturalismo, di inter-religiosità invece che di multi-religiosità. Cos’è l’inter-cultura, cos’è l’inter-religiosità? È trovare ciò che accomuna nel “fra”, nell’“inter”. Può sembrare una novità e invece è ciò che è già accaduto storicamente moltissime volte. È avvenuto tra cristiani e musulmani nei numerosi secoli e nelle tante nazioni in cui convivevano pacificamente, è accaduto tra cristiani di diverse confessioni dopo gli anni, e forse i secoli, in cui i loro rapporti erano stati di “guerra religiosa”: inter-religiosità è lo sforzo per trovare degli spazi comuni in cui coltivare gli stessi valori — quello della pace per esempio — anche se a partire da sensibilità diverse, da modi di vedere diversi, e quindi, in sostanza, in modi diversi.
Ogni religione ha delle idee diverse su come si debba guidare moralmente una nazione nella quale costituisce maggioranza: se però il problema viene affrontato così le soluzioni diventano davvero ardue. Se invece si rimane sul terreno della pratica, si scopre che le soluzioni sono tante e accessibili. Perché “in pratica” in Italia, per rimanere a noi, il problema è già risolto visto che esiste la Costituzione e sono le leggi dello Stato italiano a reggere tutto: nessuna religione può andare contro la Costituzione, nessuna religione può andare contro le leggi. Gli spazi dunque ci sono e sono quelli creati dalle leggi.
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